Introduzione

4c. Metadati di conservazione:

Dove si posizionano i metadati di conservazione nel vasto mondo dei metadati?
La caratteristica principale dei metadati di conservazione sta nel fatto che descrivono gli attributi e gli aspetti utili per la vita a lungo termine degli oggetti. Di solito i metadati sono divisi in tre categorie: amministrativa, descrittiva e strutturale. Queste categorie non mettono in luce l’obiettivo comune dei metadati di conservazione. Nel 1998 chiude il servizio archeologico del Museo Acheologico di Newham. I dati di più di dieci anni di scavi vengono registrati in fretta e furia su 239 floppy da 3.5”e consegnati all’Achaeology Data Service (ADS) per essere restaurati. I file sui floppy risalivano talvolta a dieci anni prima; molti erano danneggiati, senza documentazione ed erano stati creati utilizzando software ormai desueti. Dopo molto lavoro e molto denaro, l’ADS è riuscito a recuperare la maggior parte dei file e, nel frattempo, ha potuto definire delle misure utili a migliorare il processo di conservazione dei dati.

Il modello OAIS introduce un altro punto di vista, caratterizzato dalla funzione a lungo termine dei metadati. Quattro nuove categorie - dati di identificazione, contesto, provenienza e dati che documentano la stabilità - raggruppate sotto la definizione “informazione descrittiva per la conservazione” (PDI - Preservation Description Information), esplicitano la questione della durata nel tempo. Una quinta categoria, detta “informazione sulla rappresentazione”, contiene informazioni sui programmi di visualizzazione e altri programmi necessari per elaborare determinati oggetti digitali. Una sesta categoria , l’“informazione descrittiva”, contiene i metadati più effimeri - l’informazione che permette di cercare, classificare e recuperare gli oggetti.

Informazione descrittiva per la conservazione
1) Identificazione: è la lista e la descrizione degli identificativi assegnati all’informazione di contenuto, in modo da evitare possibili ambiguità, sia all’interno che all’esterno dell’archivio (ad es. ISBN, URN).
2) Provenienza: è la storiografia dell’informazione sul contenuto (ad es. origini, lista di chi lo ha avuto in custodia, azioni di conservazione i loro effetti): questo tipo di informazione supporta le dichiarazioni di autenticità e di integrità.
3) Contesto: documenta la relazione tra l’informazione sul contenuto e l’ambiente che lo circonda (ad es. perché è stato creato, le sue relazioni con altre informazioni sul contenuto).
4) Stabilità: documenta i meccanismi di autenticità utilizzati per assicurare che l’informazione sul contenuto non sia stata alterata in modo non documentato (ad es. checksum, firma digitale).

Informazione sulla rappresentazione 
L’informazione sulla rappresentazione facilita la restituzione, la comprensione e l’interpretazione del contenuto di un oggetto digitale. Fondamentalmente, l’informazione sulla rappresentazione dà senso alla sequenza di bit che costituisce l’oggetto. Ad esempio può indicare che una sequenza di bit rappresenta un testo codificato in caratteri ASCII e che quel testo è in francese. La quantità di informazioni sulla rappresentazione necessaria dipende in parte dalla comunità determinata a cui è destinato il contenuto.

conservazione digitale Gli standard relativi ai metadati di conservazione sono in fase di sviluppo all’interno del panorama della conservazione digitale. Nel 2005 gli sviluppi più recenti includono il dizionario di dati del gruppo di lavoro PREMIS, i Technical Metadata for Digital Still Images [Dati tecnici per immagini statiche] della NISO [National Information Standard Organization - Organizzazione nazionale degli standard di informazione] e lo standard METS, [Metadata Encoding and Transmission Standard - Standard di codifica e trasmissione di metadati], adottato da un certo numero di progetti di conservazione digitale. Ogni organizzazione deve navigare attraverso il mutevole paesaggio dei metadati e valutare gli standard, le pratiche, i protocolli e i tools che corrispondono meglio al suo approccio e al suo sviluppo per quanto riguarda la conservazione digitale. Con la stabilizzazione delle pratiche sui metadati di conservazione, le organizzazioni saranno meno costrette a tentare approcci provvisori; tuttavia molte trovano che sia necessario andare avanti osservando gli sviluppi della comunità e degli standard.

 

 

0101 La sfida tecnologica è di adattare, adottare e sviluppare tools e tecniche appropriati (ad es. JHOVE, PRONOM, Xena) mentre l’organizzazione determina le strategie a breve e a lungo termine per affrontare le sempre nuove necessità dei metadati di conservazione. In che modo gli sviluppi della comunit` sui metadati di conservazione si iscrivono nei piani di sviluppo delle organizzazioni nell’ambito della conservazione digitale? Cosa sarà necessario perché gli oggetti digitali, nuovi o datati, siano pronti per una conservazione a lungo termine?

$$$$ I costi dei metadati di conservazione stanno iniziando a cambiare: passano da un approccio manuale ad un trattamento automatizzato. È meglio destinare le risorse allo sviluppo delle procedure effettive e l’andamento del lavoro, piuttosto che alle operazioni manuali. I software open source e i tools hanno bisogno di risorse per essere integrati nel programma di conservazione digitale delle organizzazioni.