Aggiungere metadati

4c. Metadati di conservazione:

Pochi repositories sono attualmente in grado di gestire l’insieme dei metadati di conservazione. I creatori di sistemi che lo permettono devono rispondere alle seguenti domande:

Elementi: Quali metadati saranno creati e quali attributi degli oggetti saranno importanti in futuro? 
Il modello OAIS fornisce soltanto un framework concettuale dei metadati di conservazione. Diversi gruppi e istituzioni nel mondo hanno definito e specificato i metadati sulla base di tale framework. Ciascuno ha adottato un approccio leggermente diverso e ha definito diversi metadati. Ecco qualche gruppo di metadati proposti da qualcuna di queste associazioni:

>> OCLC: “Digital Archive Metadata Elements”

>> Gruppo di lavoro RLG/OCLC : “A Metadata Framework to Support the Preservation of Digital Objects”

>> National Library of Australia: “Guidelines for the Preservation of Digital Heritage” (pubblicato dall’UNESCO)

>> National Library of New Zealand: “Metadata Standards Framework” (in due parti: “Metadata Implementation Schema” e “Preservation Metadata”).

>> Cornell University Library: “Proposed Metadata Elements”

Creazione: Chi dovrà creare i metadati?
Il procedimento più efficace e più accurato inizia da un framework comune, utilizzato dal produttore e dagli archivi. L’attore più vicino all’informazione da utilizzare come metadato aggiunge questa informazione al framework. Ad esempio, il creatore di un’immagine digitale è quello che meglio conosce le informazioni tecniche a proposito della creazione dell’oggetto. Il grado di esattezza ottimale si raggiunge se il produttore aggiunge al framework i metadati tecnici pre-immissione. L’informazione di contesto e di stabilità si conoscono allo stesso modo al momento della creazione. D’altra parte, gli archivi possiedono delle istanze dei metadati comuni a molti oggetti, ad esempio degli standard di formato. Il procedimento è più efficace se gli archivi aggiungono dei puntatori o dei link dai vari oggetti versi i metadati in comune. Il produttore quindi non ha bisogno di creare delle istanze ridondanti di metadati comuni a tutti gli oggetti.

Manuale o in automatico?
Sia il produttore che l’archivio possono dover produrre manualmente certi metadati, ma - anche qui per motivi di funzionalità - si dovrebbe mirare alla produzione automatica dei metadati. Il software METAe è un esempio di produzione semi-automatizzata de metadati di conservazione. Per una descrizione del progetto e per maggiori informazioni sul motore di metadati, si veda il bollettino RLG DigiNews, v.6, no. 3.

Interfaccia: In che modo i metadati vanno dal creatore al repository
In breve, con la “negoziazione”. In modo più esaustivo, il produttore e l’archivio devono fare un accordo per l’invio dei dati (Submission Agreement) che definisce le modalità di trasmissione, le procedure di verifica e le procedure con cui l’archivio può richiedere un’ulteriore trasmissione. In altre parole, le due parti in causa possono accordarsi sulle modalità di consegna dei file che possono soddisfare entrambe le parti. Una volta che i file arrivano al repository, devono essere verificati; gli archivi possono verificare i file grazie alle checksum mandate dal produttore. Gli archivi sono allora in grado di segnalare gli eventuali problemi al produttore e di ottenere copie dei file in buono stato.

In che modo i metadati vengono richiesti e ricevuti dall’utente? 
I browser Web e i form HTML rappresentano le interfacce più comuni, ma è possibile utilizzare anche software specializzati. Un repository può inoltre creare una procedura che avverta determinati utenti in caso di modifica di oggetti o di metadati, a seconda di un calendario o di eventi predefiniti.

Aggiungi Metadati: immagine di una stampante che stampa metadati mets XML ArchiviazioneIn che modo verranno archiviati i metadati?
Dal momento che i digital repositories attuali non si fanno carico della gamma completa dei metadati di conservazione, le varie istituzioni archivistiche devono crearsi dei meccanismi interni per archiviare i metadati. Esistono tre possibili tipologie di archiviazione di dati: dei file indipendenti [discrete file], un sistema di gestione di database (DBMS), e dei metadati inclusi negli oggetti stessi. Il metodo dei file indipendenti h quello più semplice: i metadati sono archiviati in file di testo (spesso utilizzando tag HTML) e associati agli oggetti digitali con identifier permanenti. [Si veda il box sottostante sullo standard METS [Metadata Encoding and Transmission Standard - Standard di codifica e di trasmissione di metadati] come esempio di framework XML che organizza gli oggetti digitali in un file di testo con tag]. La gestione di database richiede un più alto livello tecnologico, ma ha il vantaggio di essere in grado di archiviare un modello relazionale di oggetti complessi. Il terzo metodo di archiviazione digitale prevede metadati inclusi direttamente negli oggetti ed è possibile con alcuni formati di file. Il formato TIFF, ad esempio, ha lo spazio e le funzioni necessarie per registrare i metadati dell’header del file.

Aggiornamento: Se un oggetto viene modificato, in che modo cambiano i suoi metadati? 
Per lo meno la modifica deve essere registrata come Informazione di provenienza. Se l’oggetto viene spostato, i vari puntatori devono essere modificati. Possono essere spediti dei messaggi ai produttori, agli utenti e all’amministrazione del repository. Un principio auspicabile è quello della coerenza: le modalità di modifica e di documentazione dovrebbero essere uniformi all’interno di un set di oggetti.

 
METS (Metadata Encoding and Transmission Standard)

Lo schema METS è un framework XML flessibile nato per l’archiviazione di metadati amministrativi, strutturali e descrittivi relativi a oggetti digitali. Oltre all’incapsulamento del metadato stesso (o dei puntatori verso metadati archiviati al di fuori degli oggetti METS), il framework fornisce elementi per descrivere le relazioni tra i metadati e tra le varie parti degli oggetti complessi. Inoltre, fornisce tag per descrivere e allegare degli eseguibili pertinenti al contenuto degli oggetti METS. In breve, è un container basato sull’XML per ogni tipo di metadati, per le relazioni tra questi e gli oggetti su cui vertono, e per i comportamenti associati agli oggetti. L’esaustività e la flessibilità di METS rendono questa struttura una scelta ottimale per un framework o un container per gli oggetti e i loro metadati in un sistema di conservazione.

METS tuttavia non è un tool. Un’istanza di METS è un documento XML. Per poter lavorare utilizzando METS come container per l’immissione, è necessario un editor di testo, un editor di XML, o, idealmente, un’interfaccia utente basata su form e adattata alle collezioni e all’ambiente di lavoro. Il trattamento batch richiede una certa programmazione personalizzata per integrare i metadati alla struttura METS, L’utilizzo di METS come container per Pacchetti di informazioni per l’Archiviazione richiede inoltre un lavoro di programmazione.
 

 

Esercizio
 

1. La vostra organizzazione ha adottato uno standard di metadati che sostenga la conservazione digitale?

2. Esaminate gli standard in via di sviluppo per i container di metadati, ad esempio METS, MPEG-21, FOXML, KFDU.

 
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